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 Il Centro di Raccolta, Testimonianza ed Esposizione dell'Arte Cartaria viene inaugurato nel 1995 grazie alla collaborazione del Comune di Mele e della Provincia di Genova ed è sito nell'ex Cartiera Sbaraggia di Acquasanta, risalente al 1756. E' qui, in questo "museo della carta", che si vuol tenere vivo il ricordo del passato, del duro lavoro che si svolgeva tra le mura degli "edifizi per lo papero", perché ciò che è stato non vada definitivamente perduto, permettendo alle generazioni più giovani di conoscere ed imparare qualcosa di una realtà lontana che costituisce il passato collettivo e le radici storiche tanto della piccola comunità melese quanto di tutti noi.
Oratorio di Sant'Antonio Abate di Mele
  L'Oratorio attualmente è composto da un insieme di edifici aggregatisi nel corso del tempo: la chiesa con la sacrestia, le case dell'Oratorio, il sacello dove è custodita la Cassa di Sant'Antonio. L'ingresso della chiesa è sul lato lungo della costruzione e dà accesso diretto alla navata unica che la compone. L'interno rispecchia il tipico arredo di oratori dello stesso periodo: l'aula decorata sui due lati lunghi rinvia ai due estremi dove trovano posto il coro per i confratelli con la cantoria e l'organo e dall'altro capo l'altare dietro il quale vi è l'ingresso alla sacrestia. La decorazione interna è espressione del gusto della fine del '700, ampie superfici ricoperte di stucchi che inquadrano dipinti, che formano la struttura di sostegno della cantoria e dell'organo, che fanno da fondale prospettico all'altare. L'esecuzione di quest'opera fu affidata a Rocco Cantone. Il ciclo pittorico di Carlo Giuseppe Ratti con storie della vita di Sant'Antonio Abate (1777-1782) è formato da 12 tele dipinte ad olio inserite nelle cornici mistilinee a stucco realizzate per loro. Non molti anni fa furono ritrovati nell'Oratorio i bozzetti preparatori. Sul lato destro della navata verso il coro si apre una nicchia dove attualmente è alloggiata una cassa processionale chiamata dai vecchi melesi Sant'Antonio il Vecchio. In effetti dal recente restauro si potuto stabilire che è una delle più antiche della Liguria databile all'ultimo decennio del XVI secolo: già nel 1639 risultano diversi pagamenti per "aggiustature" corrispondenti all'attuale strato pittorico. Il coro in legno sembra databile alla fine del XVII - inizi del XVIII secolo. La soprastante cantoria fu realizzata sempre da Rocco Cantone nel 1775 per l'organo Roccatagliata, secondo il Pareto, proveniente dalla chiesa parrocchiale per la quale fu acquistato nel 1729, e sostituito con l'attuale poderoso organo Locatelli Giacomo di Bergamo nel 1893. Al centro del soffitto verso l'altare vi è un affresco rappresentante l'Ascensione, eseguito da Gerolamo Costa nel 1809. Le croci processionali, che nella pia devozione confraternale vengono chiamati "Cristi", attualmente custodite nell'Oratorio sono tre. Nel 1787 sono documentati i seguenti pagamenti: " ..spese fatte dal Signor Giacomo Giusti...detti tre canti (d'argento).. Una croce nuova a legno Sebastiano...per rinfrescare il crocifisso...per accomodatura della croce vecchia.."; sembrerebbe perciò che la croce con i tipici ramaggi argentati su tutta la superficie sia la più antica (prima metà del XVIII secolo) e rimessa a nuovo mentre la più piccola fu corredata dai "canti" d'argento. Infine la terza, la più grande, è stata realizzata dalla ditta Moroder di Ortisei nel 1980. Fanno da corredo ai "Cristi" quattro lanterne astili dette "fanali" e sembrerebbe, dai documenti d'archivio, che fossero già realizzate al 28 maggio 1783, quando si cita " L.16 : valuta de stucci per li fanali".
  L'autore della pala dell'altare ha finalmente una sua identità: è stata attribuita alla tarda maturità di Andrea Ansaldo(1584-1638) che la eseguì dopo il 1625 in quanto in questa data San Bernardo di Chiaravalle venne proclamato Protettore di Genova e furono prodotti molti dipinti con l'episodio della "lactatio Bernardi". Nel 1637, però, il dipinto subì una modifica ad opera di Orazio De Ferrari (1606-1657) al fine di aggiornarlo iconograficamente a seguito della proclamazione della Vergine a Regina di Genova e la sua mano è riconoscibile nel Bambino e nella testa di Sant'Antonio Abate. Risale alla seconda metà del XVIII secolo l'ingrandimento del dipinto in alto con l'aggiunta della SS.Trinità e in basso con l'aggiunta di una veduta degli edifici da carta de "La Scaglia" che andava a completare così la veduta di Mele già esistente. E' interessante ricordare come il dipinto sia emblematico degli interventi effettuati sia in ambito architettonico che di manufatti artistici nel 1634-39 e nel 1757. In alto il Padre Eterno e lo Spirito Santo e al centro della composizione la Madonna Regina con il Bambino Gesù: in primo piano a sinistra vi è San Bernardo e continuando sono raffigurati San Nicola o Niccolò, Sant'Ambrogio e Sant'Erasmo, a destra in adorazione di Gesù, Sant'Antonio Abate e San Michele Arcangelo; in basso si riconosce il profilo di Mele e della "Scaggia" con gli opifici della carta che farebbero supporre come committente dell'ultimo "aggiustamento" un personaggio eminente nell'economia e società melese del tempo (un "paperaio"?).
  La sacrestia è ornata nel soffitto da un affresco raffigurante la Trinità eseguito da Giuseppe Canneva nel 1798. A lato dell'ingresso della chiesa si vede una porta sormontata da un'architrave tonda in marmo con la seguente scritta: "HIC DIVI ANTONI SCULPTA REFULGET ICON.1875" ossia "Qui è l'immagine scolpita del Divino Antonio. 1875". In questa frase vi è tutto l'orgoglio dei Melesi per essere riusciti ad acquisire uno dei massimi esempi delle macchine processionali e della scultura genovese del XVIII secolo. La vicenda dell'acquisto (1874) della "cascia" di Anton Maria Maragliano, databile al 1703, dalla Confraternita di Sant'Antonio Abate e San Paolo Eremita, detta "de' Birri in strada Giulia", di Genova è nota; quello non conosciuto è l'affetto dei melesi per il loro "Togno". Ai bambini viene illustrata la scena con dovizia di particolari: i leoni, il porcellino, il fuoco, gli animali del basamento, San Paolo e gli angeli in modo che durante la processione del 15 agosto siano chiare le parole del Cantico dei pellegrini. E l'impegno degli adulti nella stessa occasione, sia dai "camalli d'a cascia e portoei de Cristi" che ai semplici partecipanti, è grande perchè.... Sant'Antonio te ne darà merito.
Santuario Nostra Signora dell'Acquasanta
  .Ad Acquasanta Terme (Frazione del Comune di Mele) si trova questo mistico luogo di culto, che nonostante sia ubicato immediatamente di là dello spartiacque che separa il territorio comunale di Mele da quello di Genova, è considerato dai melesi il "loro Santuario". L'origine del Santuario non è nota ma, secondo la tradizione popolare, è antichissima: sarebbe esistita in principio una piccola cappella, costruita sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla ninfa Eja, da cui avrebbe preso il nome il torrente Leira che scorre lì vicino. Sempre secondo la tradizione, la statua della Madonna sarebbe stata trovata sullo scoglio dove ora sorge la Cappelletta da un gruppo di pastori, sorpresi da una gran luce sorgente dalle acque del torrente; secondo un'altra versione la statua della Madonna sarebbe stata portata da marinai provenienti dal Levante. In ogni caso, in un secondo tempo si sarebbe provveduto a costruire una cappella in cui accogliere la statua ritrovata, meta di continuo pellegrinaggio di folle di devoti.
  La prima notizia certa sul Santuario dell'Acquasanta si trova in un documento del 1465, in cui si nomina l'Arciprete Bartolomeo Valdettaro della Pieve di Palmaro quale custode della chiesa. Da ciò si può dedurre che quel piccolo tempio dedicato alla Vergine fosse oggetto di devozione già prima del 1400. Dal 1600 in poi le cronache del tempo testimoniano del grande prestigio del Santuario dell'Acquasanta, dove accorrevano "gran truppe di pellegrini" e "intere popolazioni". Si ha memoria certa che, sin dal XVI secolo, al Santuario si recassero in processione le antiche Confraternite genovesi, molte selle quali continuano ancor oggi a recarsi al Santuario durante il periodo estivo. La prima pietra dell'attuale costruzione fu benedetta il 20 luglio 1683; i lavori su progetto attribuito a Carlo Muttone, furono portati a termine del 1710, con annesso il braccio più antico, il sinistro, destinato ad ospizio dei pellegrini (l'ala destra fu aggiunta nel 1845). Il nuovo edificio mancava ancora degli altari e del campanile, la cui costruzione ebbe inizio nel 1749 Stazione Termale "Opera Pia Nostra Signora dell'Acquasanta Lo stabilimento termale fu costruito a partire dal 1832 per iniziativa dell'Opera del Santuario. Le acque solforose, che a 20-25 gradi sgorgano dalle sorgenti nell'area, erano impiegate per la cura della pelle fin dal XVII secolo.